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Cesare Beccaria

Immgine di Cesare Beccaria

Note sull'autore

Letterato, filosofo, giurista ed economista italiano, legato agli ambienti illuministi milanesi. Beccaria fece parte del cenacolo dei fratelli Pietro ed Alessandro Verri, collaborò alla rivista Il Caffè e contribuì a fondare l'Accademia dei Pugni. Fu stimolato in particolare da Alessandro Verri, protettore dei carcerati, ad interessarsi alla situazione della giustizia. Subì gli influssi di Locke, Helvetius, Condillac. Dopo la pubblicazione di alcuni saggi di economia, pubblicò nel 1764 Dei delitti e delle pene, breve scritto che ebbe enorme fortuna in tutta Europa ed in particolare in Francia, dove incontrò l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Enciclopedia. Partendo dalla teoria contrattualistica, che sostanzialmente fonda la società su un contratto teso a salvaguardare i diritti degli individui, garantendo l'ordine, Beccaria definì il delitto come una violazione del contratto. La società nel suo complesso godeva pertanto di un diritto di autodifesa, da esercitare in misura proporzionata al delitto commesso (principio del proporzionalismo della pena) e secondo il principio contrattualistico per cui nessun uomo può disporre della vita di un altro. Beccaria sosteneva quindi l'abolizione della pena di morte, che non impedisce i crimini e non è efficace come deterrente; si occupò della prevenzione dei delitti, favorita a suo avviso dalla certezza più che dalla severità della pena (principio elaborato per la prima volta dall'inglese Robert Peel). Beccaria sosteneva che per un qualunque criminale una vita da trascorrere in carcere con l'ergastolo privati della libertà è peggiore di una condanna a morte, mentre l'esecuzione non vale come monito e deterrente al crimine in quanto le persone tendono a dimenticare e rimuovere completamente un fatto traumatico e pieno di sangue, anche perché nella memoria collettiva l'esecuzione non è collegata ad un ricordo di colpevolezza (non essendo stato seguito il processo). Anche Ugo Foscolo rileverà nelle Ultime Lettere di Jacopo Ortis che ''le pene crescono coi supplizi''. Nel trattato si riprende il principio del valore rieducativo della pena, secondo un filone tipicamente italiano iniziato da Tommaso Campanella, che del carcere aveva avuto eperienza personale: viene rilevato come la piccola delinquenza trovi in questa realtà vitto e alloggio assicurati e abbia un ''interesse'' a commettere crimini pur di entrarvi. Comunque è ''l'estensione e non l'intensione della pena'' che spinge a non commettere crimini: dunque occorrerebbero pene certe ed estese nel tempo. Invece, la pena di morte resta ammissibile soltanto nel casi in cui una fuga dal carcere del condannato potesse mettere in pericolo la sicurezza della società. La figlia Giulia fu la madre di Alessandro Manzoni.



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Audiolibro in Italiano Dei delitti e delle pene
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Durata audiolibro: 3 ore e 4 minuti    Numero brani: 48

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Note: In questo breve trattato Beccaria si pone con spirito illuminista delle domande circa le pene allora...(continua)